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L’AUKUS accelera l’avvento dell’esercito dell’UE ed evidenzia l’irrilevanza della NATO

Eurofighter F2000A Typhoon del XII Gruppo (Gioia del Colle, BA) dell’Aeronautica Militare Italiana vincitore del Silver Tiger Trophy nelle esercitazioni congiunte del NATO Tiger Meet 2021 a Beja in Portogallo.

Di Joaquin Flores

Sebbene l’AUKUS esista formalmente per contrastare la Cina, lo fa sulla base di una storia condivisa e di sfere di influenza. Ciò significa che la logica di contenere la Cina in un tale quadro contiene anche la stessa AUKUS.

L’annuncio a sorpresa della nuova alleanza AUKUS ha prevedibilmente provocato la protesta della parte europea della NATO, in particolare la Francia, i cui piani da 90 miliardi di dollari con l’Australia sono stati bocciati senza preavviso o accordo reciproco. L’intero fiasco ha solo dato impulso alla realizzazione di un esercito continentale europeo lungo un percorso che è quasi inevitabile e che può essere solo rallentato o affrettato dagli eventi mondiali e dalle pressioni politiche.

Come abbiamo scritto verso la fine di agosto in L’obsolescenza della NATO…”, l’alleanza della NATO si sta disfacendo e quello che stiamo vedendo a livello internazionale è l’ascesa della multipolarità. A differenza delle aspirazioni degli idealisti, la multipolarità non richiede (né esclude) che i crescenti blocchi globali operino in una qualche armonia sinfonica verso la pace globale. Ma in questo c’è un nocciolo di verità: poiché implica un cambiamento rispetto ai tentativi spesso violenti di costruire un sistema mondiale basato sulle fantasie più sfrenate dell’establishment bancario occidentale (popolarmente indicato come il “Nuovo Ordine Mondiale”), crea un’opportunità di armonia, poiché la multipolarità poggia su sfere di influenza e riconoscimento reciproco dell’egemonia.

L’AUKUS rappresenta il fallimento dell’ordine transatlantico sorto dopo la seconda guerra mondiale (e incoraggiato dal crollo dell’URSS e del Patto di Varsavia) nel trasformarsi in questo “Nuovo Ordine Mondiale” nel senso di un American Century unipolare. Ma la solidificazione di Stati Uniti, Regno Unito e Australia in qualcosa come l’AUKUS è anche uno sviluppo del tutto coerente dei Five Eyes (UKUSA/FVEY) in qualcosa di più.

Sottolinea ulteriormente quanto la politica estera di Biden sia in linea con quella di Trump. L’AUKUS tende a confermare che per ragioni ancora non del tutto note (ma che generano teorie fantastiche), la politica estera di Trump su UE, Cina e Five Eyes prosegue nell’amministrazione Biden.

Non tutti sono a bordo. Il rapporto di intelligence già esistente tra i paesi A5 noti come Five Eyes è stato messo in discussione dalla spinta ad essere decisivi sulla Cina. Dove prima tutto era più chiaro in relazione all’URSS – per quanto riguarda invece la Cina – Nuova Zelanda e Canada hanno deciso di adottare una visione più sfumata e intraprendere un approccio più equilibrato.

In breve, vediamo gli alleati di Obama, Trudeau e Ardern, respingere la mossa dell’amministrazione Biden di forgiare l’AUKUS. Ardern è arrivato al punto di dire che i sottomarini nucleari australiani, in relazione all’alleanza AUKUS, non saranno ammessi nelle acque della Nuova Zelanda. Ricordiamo che le navi della marina cinese, al contrario, sono state autorizzate ad attraccare nelle acque della Nuova Zelanda di recente, nel 2019. Per quanto sembra essere la posizione di Trudeau, il Global News canadese ha riferito che «Brett Bruen, un consulente ed ex diplomatico statunitense, ha detto a The Canadian Press che il Canada potrebbe voler mantenere le distanze dal patto per evitare di aggravare le tensioni esistenti con la Cina».

I brutti dettagli economici dell’AUKUS hanno lasciato la Francia e i paesi della NATO con la consapevolezza che gli Stati Uniti abbiano inviato un segnale molto più ampio di quanto indicherebbe quel dettaglio particolarmente problematico di 90 miliardi si dollari. Gli Stati Uniti sotto Trump avevano realisticamente spostato la loro enfasi strategica lontano dal contrasto di un intervento militare russo in Europa occidentale, come originariamente esisteva per quanto concerneva la NATO. Retorica e alcuni esercizi aggiuntivi pianificati a parte, questo non è cambiato sotto l’amministrazione Biden. Gli sforzi di Trump per portare avanti il trasferimento degli oneri dagli Stati Uniti ai membri della NATO in Europa sotto forma di un impegno del 2% del PIL sulla spesa militare non verranno ritirati da Biden, nonostante l’impegno formale della sua amministrazione a ricostruire gli impegni strategici USA-UE apparentemente minati dalla XLV amministrazione presidenziale. Questi sviluppi, e altro ancora, hanno lasciato Francia e Germania certe che un esercito dell’UE sia una soluzione di sicurezza realistica di fronte all’inaffidabilità degli USA.

Il prossimo esercito dell’UE

Quando il Regno Unito ha lasciato l’UE il 31 gennaio 2020, ha rimosso un grosso ostacolo alla costruzione di un esercito continentale per l’Europa. È rivelatore che le forze politiche che hanno fatto campagna a favore della Brexit abbiano sostenuto che il futuro dell’UE andrebbe contro il rapporto speciale che il Regno Unito ha con gli Stati Uniti. Ma perché dovrebbe essere così, quando l’UE e gli Stati Uniti sono fedeli alleati e poiché la NATO è figlia di questa alleanza?

La risposta a questa domanda sovverte le aspettative, e questo è ciò che la rende così degna della nostra attenzione. L’inclusione del Regno Unito nell’UE è sempre stata fonte e riflesso del conflitto tra il Regno Unito e il continente. La persistenza della sterlina e la sua posizione precisa rispetto al successivo sviluppo dell’euro, hanno probabilmente reso la Brexit un risultato piuttosto positivo sul lungo periodo per gli europeisti tra gli strateghi ai vertici dell’UE, nonostante l’intera burocrazia di Bruxelles e la struttura dei media dell’UE in combutta con l’atlantismo attraverso dichiarazioni pubbliche e ingerenze elettorali. Dopotutto, come ogni organizzazione di scala, ci sono visioni e impegni in competizione. Il modo migliore per cambiare l’allineamento di questi è cambiare i fatti sul campo e l’uscita del Regno Unito dall’UE è stato certamente un avvenimento monumentale.

Così tante cose diventano possibili con il Regno Unito fuori dall’UE, come ad esempio un Esercito Europeo.

Eppure, se la NATO rappresenta la chiave di volta per la sicurezza in Europa, allora che bisogno c’è di un esercito dell’UE? La risposta a questa domanda non è carina, perché si confronta direttamente con la definizione di “sicurezza”, e pone più decisamente la domanda: quale sicurezza rappresenta effettivamente la NATO?

In effetti, l’euroscetticismo che comprensibilmente era diventato la posizione della maggioranza in Gran Bretagna prima del 2016, non era solo relativo alle questioni che interessavano Regno Unito e UE così come erano, ma anche alla direzione delle cose a venire e alle mosse per centralizzare ulteriormente e responsabilizzare la burocrazia di Bruxelles in modi inaccettabili.

A rischio di affermare l’ovvio, gli euroscettici si opponevano all’ulteriore centralizzazione dell’UE in quanto avrebbe dato vita a un esercito dell’UE e rappresentato il “colpo di grazia” alla sovranità degli stati europei o quanto meno funto da rapido catalizzatore verso di esso.

Il dibattito sull’utilità e la necessità di un esercito europeo è difficile da seguire, perché c’è una parte – quella riguardante l’esercito dell’UE – che non si può davvero definire priva di problematiche.

Ed è invece assodato che la NATO in Europa funziona più come una forza di occupazione che fa affidamento su forze dell’ordine indigene, essendo la sua struttura di comando effettivamente compradora. Per questo motivo, la questione relativa all’esercito dell’UE in questo dibattito ha dovuto imperniarsi su affermazioni capziose secondo cui tale esercito avrebbe lavorato in tandem con la NATO, non avrebbe sostituito la NATO e avrebbe persino rafforzato la NATO. Tutto ciò è ridicolo quando viene disimballato, ma è necessario dire quanto le dichiarazioni di Biden siano anacronistiche e palesemente false quando afferma che gli Stati Uniti considerano l’articolo 5 della NATO come un “sacro impegno”. Le forze turche che combattono i consiglieri statunitensi incorporati nelle YPG sostenute dagli Stati Uniti sarebbero sorprese di sapere che l’articolo 5 è ancora pertinente. Così come, la questione si ripresenta nel caso dello stallo strategico Grecia-Turchia.

Quando la Merkel ha fatto esplodere l’NSA di Obama nel 2013 per aver spiato la Germania, era percepibile che la questione fosse delicata. Ma sarebbe stato sconveniente sventolare pubblicamente la logica deduzione che qualsiasi persona ragionevole avrebbe fatto.

E questo di per sé rappresenta un’autocoscienza della posizione più debole e più difficile da articolare. Non perché la logica non possa essere chiarita, ma perché la verità di tutto ciò – che la multipolarità significa che l’UE e gli Stati Uniti potrebbero non avere gli stessi interessi strategici – minaccia l’intero ordine instaurato dal secondo dopoguerra.

Il pretesto ovviamente per la necessità della NATO è l’esistenza di una Federazione Russa intesa come un’unica entità geopolitica, e non come una dozzina di stati aggiuntivi ritagliati dalle oblast esistenti in Russia, la quale è la fantasia apertamente dichiarata dell’ala dell’intelligence mediatica della NATO, il Consiglio Atlantico. I premi sono stati assegnati dall’ACTR, sostenuto dal Consiglio Atlantico, a studenti universitari che hanno sviluppato schemi, mappe e dati socio-economici e politici per la divisione della Russia in una decina o più di Stati.

Ma anche se il 15 giugno di quest’anno il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg si è lamentato del fatto che le relazioni NATO-Russia “sono al punto più basso dalla Guerra Fredda e le azioni aggressive di Mosca sono una minaccia per la nostra sicurezza“, questa è pura teatralità. Sarebbe sorprendente se un leader di uno Stato europeo credesse che fosse davvero così, sapendo invece che lo stato attuale delle relazioni UE-RF è conseguenza di esasperazione.

Per molti decenni, l’invasione dell’UE e della NATO nell’Europa centrale e orientale è stata vista come la stessa cosa. Ma in realtà, la NATO si è rappresentata come l’esecutore militare del transatlantismo e del trilateralismo in Europa. Ciò significava che un’UE in espansione era consentita all’interno di una rigida agenda vantaggiosa anche per le banche transatlantiche sotto forma di FMI, che agisse come una tassa o una decima sul capitale europeo versato alla City di Londra e Wall Street e garantisse che l’Eurodollaro – uno dei genitori dell’EURO di oggi – facesse affidamento sul Petrodollaro come valuta di riserva.

Conclusione

Mentre la Francia grida allo scandalo in difesa della propria industria delle armi, certamente il cervello dietro Macron vede l’ascesa di AUKUS sia come un’enorme opportunità che come pretesto per giustificare l’agenda franco-tedesca già in gioco.

L’opposizione liberal-idealista alla creazione di un esercito dell’UE sembra derivare da una realtà alternativa in cui ogni Stato europeo non possiede già una forza armata. Essa sostiene una tesi secondo cui l’aggressione straniera all’UE fosse invitata e non, come ci direbbe la logica, scoraggiata dall’esistenza di una struttura di comando coerente e singolare come quella presentata dall’esercito dell’UE. Non si riesce a capire che un’Europa disunita invita un numero qualsiasi di grandi potenze a poter giocare divide et impera all’interno e tra gli Stati europei, a scapito di tutti gli Stati europei.

La principale e sacrosanta ragion d’essere dell’UE in primo luogo è evitare il tipo di guerra tra Stati europei che ha distrutto due volte l’Europa nel XX secolo e che ha portato al vantaggio strategico degli Stati Uniti come potenza egemone globale.

Vale a dire, il lavoro di E.H. Carr ha rivelato che per quasi trecento anni (scrivendo dal 1940), la politica estera dell’Inghilterra (nelle sue varie iterazioni) è stata quella di dividere il potere dell’Europa continentale perseguendo politiche che hanno creato conflitti tra Germania e Francia. Allo stesso modo, vediamo un ruolo non da poco negli schemi finanziari degli Stati Uniti e dell’Inghilterra che hanno portato a entrambi i conflitti europei nel XX secolo.

E quindi, nell’esaminare i costi, ovviamente viene sempre escluso il “costo del no”. L’attenzione ai costi di un simile esercito europeo non riesce a comprendere il rapporto che l’UE ha oggi rispetto al dollaro USA. L’UE deve inquadrare le sue spese in termini di bilancio proprio a causa dello schema finanziario atlantista, in cui gli Stati Uniti possono creare denaro a piacimento ma l’UE si vede costretta ad operare nell’ambito della scarsità monetaria.

Quindi, pensando che gli Stati Uniti stiano attualmente pagando per la sicurezza europea, ciò che viene ignorato è una visione macroscopica che tiene conto della relazione tra costo e opportunità, della condivisione degli utili e delle passività che ne derivano. Il ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza europea, come abbiamo detto, è quello di garantire gli interessi degli Stati Uniti in Europa.

L’euroscetticismo, genere con numerose specie, si oppone all’ascesa di un esercito dell’UE come accennato, ma non solo nel Regno Unito. In tutta l’UE, il pensiero e la logica sono, al valore nominale, gli stessi. Ma sotto la superficie, come probabilmente concorderebbe E.H. Carr, c’è una dinamica del tutto opposta.

L’euroscetticismo nazionalista è stata la forza più potente, con altre specie il cui scetticismo è radicato in altre questioni che spesso si accodano. Il punto critico qui è che più radicale è l’euroscetticismo nazionalista, più è probabile che lo scettico veda positivamente un accordo di tipo confederale tra Stati europei sulla base dell’identità e della storia condivisa. Spesso infatti essi dipingono come propria soluzione alternativa, quella in cui gli stati europei sono in una sorta di organizzazione che suona quasi identica alla stessa UE (“un’unica Europa di cento bandiere”), con alcune eccezioni degne di nota come le strutture finanziarie nell’UE nella forma della Troika.

E questa è la soluzione: l’ascesa di un esercito dell’UE sarebbe anche in grado di sostenere l’indipendenza finanziaria dell’UE dalla stretta finanziaria USA-Regno Unito. Un’UE veramente sovrana avrebbe anche istituzioni finanziarie sovrane, che oggi le mancano. Ed è proprio l’assetto finanziario contemporaneo che ispira l’euroscetticismo di matrice nazionalista. È solo questo che potrebbe trasformare l’UE in quel tipo di confederazione che gli euroscettici nazionalisti troverebbero accettabile, persino auspicabile.

Allo stesso modo, AUKUS si basa su una relazione storica comune con la Gran Bretagna, e mentre gli oceani separano ancora gli stati membri, l’alleanza rappresenta una svolta verso dottrine discendenti da sfere di influenza in contrasto con lo schema di valori universalisti che definiva la mossa ormai fallita per trasformare il Transatlantismo in un’unipolarità permanente.

Sia l’AUKUS che l’ascesa di un esercito dell’UE sono manifestazioni di una crescente multipolarità e potrebbero essere fondamentali per la stabilità e una diminuzione delle ostilità attualmente scaturenti dalle ambizioni globali dell’atlantismo. Sebbene l’AUKUS esista formalmente per contrastare la Cina, lo fa sulla base di una storia condivisa e di sfere di influenza. Ciò significa che la logica di contenere la Cina in un tale quadro contiene anche la stessa AUKUS. Sfere di civiltà come un’Anglosfera, o un’Eurosfera, o come la Cina (che di per sé è una civiltà) stabiliscono tutti confini chiari di legittimità. Ciò è del tutto in contrasto con il disastroso tentativo di costruire un unico ordine mondiale sulla base di valori astratti e universali, dettati da un centro imperiale.

Fonte: strategic-culture.org

Traduzione: Alessandro Napoli

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