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Trappola egiziana per Hamas

Di Damir Nazarov

Il 24 novembre 2021, in un’intervista con Al-Mayadeen, il segretario generale della Jihad Islamica Palestinese (PJI) Ziyad Al-Nakhalah ha criticato “leggermente” la leadership di Hamas per aver aperto uffici di registrazione per i lavoratori di Gaza per “lavorare nelle città israeliane”. Ziyad ha continuato parlando di altri piani per gli alleati di Washington per la Striscia di Gaza. Ad esempio, l’Egitto ha proposto l’idea di creare una “seconda Dubai” a Gaza, e la giunta vuole anche creare una città del divertimento di fronte a Rafah, dove i palestinesi si aspettano “libera circolazione”.

La realtà è che dietro l’offerta di “prosperità economica” per il Settore assediato, si cela un sinistro piano per spingere le principali forze della resistenza palestinese contro Hamas e la “Jihad palestinese” (PJI). Dopotutto, se Hamas continua a promuovere il sionismo fornendo lavoratori [1] agli occupanti, allora il “movimento della Jihad” dovrà prendere le misure appropriate, che possono avere tragiche conseguenze per entrambe le parti. La grande polemica di quest’anno ha già avuto luogo quando la dirigenza di Hamas e il PJI hanno espresso parere opposto sui metodi di resistenza al sionismo. Pertanto, nuove divergenze nel corso della disputa sul superamento della crisi economica a Gaza potrebbero nuovamente aggravare i rapporti tra i principali partiti islamici in Palestina. Questo è ciò su cui contano i sionisti, perché i centri analitici degli Stati Uniti e di “Israele” sono giunti da tempo alla conclusione che la resistenza palestinese non può essere eliminata con mezzi militari.

Ora il compito del “Grande Satana” [2] e dei “cosmopoliti senza radici” [3], con l’aiuto degli alleati regionali, è quello di organizzare un’altra “trappola economica” per Hamas a Gaza, che successivamente dividerà la società palestinese in sostenitori della “riconciliazione” con il sionismo e sostenitori della resistenza. Proposte “allettanti” con sfumature economiche da parte di terzi (alleati degli occupanti) dovrebbero provocare forti disaccordi non solo tra Hamas e la Jihad palestinese, ma anche all’interno del movimento al potere a Gaza, poiché è ovvio che, ad esempio, i funzionari associati alla Brigata Al-Qassam rifiutano l’idea dei lavoratori per il sionismo e la narrazione egiziana di una “città prospera” accanto agli occupanti. Per questo i vertici delle unità militari dei partiti islamici della Palestina hanno lanciato una caccia, dove il Mossad è assistito dai servizi segreti dell’AP [4] e degli Emirati Arabi Uniti. Anche adesso i generali del Cairo stanno cercando di persuadere Sinwar e Nakhalah a “imbrigliare” i principali comandanti della “sala operativa” della resistenza di Gaza, ma questi leader respingono le insistenti richieste dei generali egiziani.

In generale, i vari piani e idee della cosiddetta terza parte in materia hanno da tempo messo in discussione la reputazione del “rappresentante del soft power” del sionismo. Ad esempio, nel maggio 2019, l’ambasciatore del Qatar si è permesso di criticare la Jihad palestinese, che si sarebbe rifiutata di “osservare una tregua” con gli occupanti, che secondo loro “interferisce con la Striscia di Gaza per motivi umanitari”. Le parole di Mohammad Al-Emadi avevano tutto ciò di cui il sionismo aveva bisogno. Un tentativo di opporsi al PJI e ad Hamas, ad oscurare l’idea di resistenza armata con azioni umanitarie, ad esporre il braccio armato del PJI come la “principale fonte di guai” per i palestinesi e non una parola sulle attività terroristiche del Sionismo.

Vorrei ricordarvi che l’attuale offerta della giunta egiziana ad Hamas non è la prima nel suo genere. Progetti simili erano già avvenuti a cavallo del 2013-2014, quando l’allora capo di Hamas era Khaled Mashal, Qatar e Turchia si offrirono di creare un porto a Gaza in cambio del disarmo della Brigata Al-Qassam e del riconoscimento della colonia sionista. In quel momento c’era una spaccatura lungo la linea del partito, se la squadra di Mashal era d’accordo con le richieste di Doha e Ankara, allora l’opposizione interna nella persona di Sinwar, Haniyeh e altri, oltre ai leader di spicco del braccio armato, naturalmente ha respinto il piano umiliante del Qatar. Tuttavia, tutti i disaccordi sono scomparsi dopo la successiva aggressione del sionismo nel luglio 2014, dopo di che tutti gli edifici del Qatar a Gaza si sono immediatamente trasformati in rovine. Non è quindi difficile intuire cosa accadrà alla “seconda Dubai” se il regime di Al-Sisi riuscirà a realizzare il progetto.

Tuttavia il primo passo è stato fatto, è la volta dei vertici delle organizzazioni palestinesi, e mentre la dirigenza politica di Hamas valuta i prossimi passi, l’ala militare della Jihad palestinese si prepara alla prossima guerra su due fronti.

P.S.: Sembra che il piano degli Emirati Arabi Uniti e della giunta egiziana si stia sgretolando, poiché Hamas ha accusato il regime di Al-Sisi di non aver rispettato gli “accordi di tregua” e di promuovere il sionismo. Si è arrivati al punto che il Cairo abbia impedito a Sinwar di fare un viaggio in Iran a novembre, ma la cosa peggiore è che sono passati due mesi da quando l’Egitto ha promesso di migliorare le condizioni economiche della Striscia di Gaza, ma non ha fatto nulla al riguardo.

Note:

[1] Consentendo ai giovani di lavorare per i sionisti, la dirigenza di Hamas ritiene che ciò “migliorerà” la difficile situazione economica della Striscia di Gaza.

[2] Il Grande Satana è il termine dell’Imam Khomeini per l’élite dominante degli Stati Uniti.

[3] Cosmopoliti senza radici è uno dei nomi del sionismo adottato in URSS.

[4] AP – “Autorità Palestinese”, con sede in Cisgiordania.

Traduzione di Alessandro Napoli

Fonte: geopolitica.ru

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