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Biolabs ucraini: minaccia alla Russia o preoccupazione infondata della Russia?

Di Drago Bosnic

Sebbene la guerra biologica sia vietata dal diritto umanitario internazionale e da diversi trattati internazionali, la presenza di “strutture di ricerca biologica” finanziate dagli Stati Uniti in Ucraina, come le descrive ufficialmente il Dipartimento di Stato americano, solleva serie preoccupazioni sul possibile uso di questi agenti patogeni vietati. Ciò solleva la questione se questi biolab siano una minaccia per la Russia o frutto della disinformazione russa.

La Convenzione sulle Armi Biologiche (BWC) del 1972 ha vietato lo sviluppo, la produzione, l’acquisizione, il trasferimento, lo stoccaggio e l’uso di armi biologiche. Pertanto, qualsiasi uso improprio di agenti biologici pericolosi e agenti patogeni è universalmente considerato un crimine di guerra.

Secondo il ministero della Difesa russo, che afferma di essere entrato in possesso di documenti originali provenienti da queste “strutture di ricerca biologica”, il governo statunitense ha finanziato i laboratori nelle città di Kiev, Odessa, Lvov e Kharkov che sono ufficialmente gestiti dal Ministero della Difesa ucraino. I documenti che sono già stati esaminati mostrano che almeno 32 milioni di dollari sono stati investiti in queste “strutture di ricerca”, anche se si sospetta che il finanziamento effettivo sia nell’ordine di centinaia di milioni di dollari.

Secondo quanto riferito, un documento datato 6 marzo 2015 conferma la partecipazione del Pentagono al “finanziamento di progetti di armi biologiche” in almeno 30 laboratori in tutta l’Ucraina.

L’esistenza di vere e proprie strutture di ricerca biologica non è di per sé preoccupante, dal momento che la maggior parte dei paesi gestisce tali laboratori, anche in altri paesi, in particolare quelli noti come possibili hotspot epidemici. Tuttavia, queste strutture sono gestite esclusivamente dalle istituzioni sanitarie pubbliche ufficiali di vari paesi e organizzazioni internazionali.

In Ucraina, invece, le pretese “strutture di ricerca biologica” sono gestite dai militari (ufficialmente dalle forze armate ucraine) e finanziate dal Pentagono. Per quanto ne sappiamo, la salute pubblica non rientra nella giurisdizione delle forze armate, perché tale dovere è relegato alle autorità sanitarie pubbliche. Pertanto, i risultati dovrebbero sollevare serie preoccupazioni per tutti i vicini dell’Ucraina e non solo per la Russia, poiché possono essere direttamente esposti a eventuali perdite di agenti patogeni.

Va notato che per oltre due anni il pianeta ha sofferto tremendamente a causa della pandemia di COVID-19. Ridurre al minimo il rischio di future pandemie è una priorità assoluta poiché le ripercussioni delle crisi sanitarie simultanee potrebbero portare a una devastazione senza precedenti.

Da parte loro, i funzionari del governo statunitense sono irremovibili sul fatto che le “strutture di ricerca biologica” siano state utilizzate solo per “scopi di ricerca e difensivi” e che la Russia sia “impegnata nella disinformazione“. Tuttavia, allo stesso tempo, i funzionari “hanno espresso preoccupazione” per il fatto che la Russia “potrebbe utilizzare questi materiali biologici per causare danni ai civili”. È logico che tali dichiarazioni siano estremamente preoccupanti perché se i “materiali biologici” non rappresentano un pericolo per i civili quando sono nelle mani degli Stati Uniti o dell’Ucraina, non dovrebbe valere lo stesso per la Russia e altri paesi vicini?

Ciò suggerisce che i funzionari statunitensi non sono sinceri nella loro divulgazione dello scopo reale di queste “strutture di ricerca biologica”. Sebbene gli Stati Uniti rimangano insicuri riguardo allo scopo di questi laboratori, è comunque inquietante e pericoloso che questi biolab siano collocati così vicino ai confini della Russia. Ciò dà una forte impressione che qualunque ricerca stia avvenendo nei biolab, almeno in parte ha lo scopo di essere ostile alla Russia.

Come notato, secondo prassi consolidata, quando i progetti nel campo della ricerca sanitaria ed epidemiologica sono condotti in altri paesi, le strutture di ricerca vere e proprie sono finanziate attraverso le autorità sanitarie nazionali dei rispettivi paesi o da un’altra parte o organizzazione interessata. A questo proposito, le istituzioni sanitarie pubbliche sono tenute a informare il pubblico della ricerca condotta in tali strutture. Tuttavia, questo non era il caso delle “strutture di ricerca biologica” ucraine.

Secondo la rispettata giornalista investigativa bulgara Dilyana Gaytandzhieva, le strutture ucraine erano vietate, anche alle autorità ucraine, a meno che non fosse stato acquisito uno speciale permesso statunitense. Gaytandzhieva ha osservato che “l’Ucraina ha respinto le proposte per il controllo pubblico dei biolab finanziati dal Pentagono”.

«Mentre gli appaltatori del Pentagono hanno avuto pieno accesso a tutti i biolab coinvolti nel programma DTRA, agli esperti indipendenti è stato negato tale accesso con il pretesto che questi biolab stavano lavorando con agenti patogeni particolarmente pericolosi. Secondo una lettera trapelata, il Ministero della Salute ucraino ha negato agli esperti della rivista scientifica “Problemi di innovazione e sviluppo degli investimenti” l’accesso ai biolaboratori finanziati dal Pentagono. Il ministero ha respinto la proposta avanzata dalla rivista scientifica e non ha consentito a un gruppo di esperti di controllo pubblico indipendente di supervisionare questi biolaboratori», afferma Gaytandzhieva.

Anche nel caso in cui queste “strutture di ricerca biologica” siano innocue come affermano gli Stati Uniti e i loro alleati, ciò non nega il fatto che agli esperti internazionali è vietato visitare e confermare le affermazioni statunitensi. Gli Stati Uniti si rifiutano ancora di declassificare e fornire informazioni rilevanti sulla natura di queste “strutture di ricerca biologica”, che si stima contino almeno 336 laboratori in tutto il mondo. Non si può semplicemente fare a meno di pensare che gli Stati Uniti stiano cercando di impegnarsi in un importante insabbiamento.

Traduzione di Alessandro Napoli

Fonte: infobrics.org

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