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Guerra ibrida: ora già cornice del discorso

Di Leonid Savin

Oltre a militari e politici di alto livello, sono coinvolti istituti e organizzazioni di ricerca nello studio del fenomeno della guerra ibrida (divenuta campo interdisciplinare) in Occidente. Ad esempio, l’Università Artica della Norvegia ha un gruppo di ricerca sulla zona grigia e sulla guerra ibrida. Si compone di 20 persone, di cui sette professori. Le aree di ricerca includono geopolitica, tecnologia, diritto e sociologia. Il risultato dell’attività sono proposte nel campo della gestione dei conflitti, delle strategie, della difesa, ecc. Il sito web del gruppo afferma che «esploriamo sia i modi in cui questi concetti sono definiti e compresi, sia quali sono le varie minacce e come vengono percepite, dall’individuo e dalla società ai livelli nazionale e internazionale. I nostri temi di ricerca comprendono: “Persone”, “Geopolitica”, “Diritto” e “Tecnologia”. Consideriamo una varietà di modi per gestire potenziali minacce, crisi e ostilità, tra cui la preparazione locale e la fiducia del pubblico, le strategie di preparazione nazionale, la difesa comune, l’intero governo e gli approcci integrati. Siamo interessati a comprendere le complessità dell’ampio panorama delle minacce, dall’uso della disinformazione e delle operazioni psicologiche/informative, agli attacchi informatici alle infrastrutture e alle incursioni militari, portando all’erosione della fiducia e della sicurezza nelle società» [1].

Una delle pubblicazioni dell’autore di questo gruppo, Christer Pursiainen, è dedicata alle infrastrutture critiche della Russia [2]. Fornisce un’analisi delle definizioni, un elenco di oggetti e strutture che sono coinvolti nel garantire la sicurezza di loro competenza.

Il leader del team, la professoressa Gunhild Hugensen Gjørv, è anche uno dei leader del gruppo internazionale EU-HYBNET, una rete paneuropea per contrastare le minacce ibride, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del programma di ricerca e innovazione dell’UE Horizon 2020 ed è stata lanciata a maggio 2020 (il progetto stesso ha una durata di 60 mesi, cioè cinque anni). Il coordinatore del progetto è l’Università di Scienze Applicate di Espoo, Finlandia.

Questa rete comprende il Centro europeo di eccellenza per contrastare le minacce ibride Hybrid CoE [3], il Joint Resource Center della Commissione europea [4], l’Organizzazione europea per la sicurezza [5], che rappresenta la comunità di ricercatori e il complesso militare-industriale di 15 paesi dell’UE, la Piattaforma polacca per la sicurezza interna e una serie di istituzioni, organizzazioni e agenzie governative dei paesi europei.

Dalle pubblicazioni si evince che gli autori del gruppo di ricerca dell’Università dell’Artico aderiscono a un ampio approccio interdisciplinare. Quindi, in una pubblicazione, Gunhild Hugensen Gjörv ha scritto:

«Sebbene non vi sia una definizione concordata di minacce ibride e/o ostilità, è possibile identificare alcune caratteristiche. In generale, la guerra ibrida:

  • utilizza una combinazione di metodi militari e non militari, coprendo la sfera militare, politica, economica, civile e dell’informazione;
  • l’avversario è spesso nascosto o disperso e può essere un attore statale o non statale (o entrambi);
  • controlla la narrazione attraverso combinazioni di informazione e disinformazione;
  • utilizza attacchi informatici contro infrastrutture critiche;
  • è progettata per destabilizzare o indebolire l’obiettivo, provocando attacchi spesso al di sotto delle soglie dell'”Articolo 5 del Codice NATO”.

In breve, questo porta a una distinzione offuscata tra pace e conflitto. La guerra ibrida si basa fortemente su domini non militari» [6].

Un altro articolo esamina la questione di genere nel contesto delle minacce ibride. Si dice che «Le dinamiche alla base delle minacce ibride dimostrano la complessità dei diversi modi di definire e manipolare il genere e altri indicatori di identità per raggiungere obiettivi specifici. Il genere è un concetto relativo la cui costruzione varia nello spazio geografico e nel tempo. L’influenza dei costrutti di genere deve essere intesa in relazione ad altre categorie e gerarchie di potere socialmente costruite, come la razza e la classe. La concettualizzazione e la definizione del genere è altamente fluida e dinamica a seconda degli eventi intermedi e degli attori coinvolti nel processo di costruzione. Le categorie di genere possono essere manipolate e modificate nei discorsi, utilizzate in politica o ricostruite da individui e comunità per affrontare le vulnerabilità sociali. Le minacce ibride… mostrano come il genere sia complesso e si intersechi con altre identità. Nelle situazioni di minaccia che si concentrano sulle identità (di solito) emarginate o non dominanti, l’identità dell’altro viene creata in relazione a se stessi come anormali, non adatti al gruppo dominante.[7].

Va notato che l’articolo fa riferimento ad aspetti globali, il che indica un tentativo da parte dei paesi della NATO di sviluppare un piano d’azione al di fuori della loro area di competenza. «L’utilizzo di approcci intersettoriali all’analisi ci consente di comprendere le regioni più ampie e complesse che sono sempre più prese di mira da minacce ibride. Ma dobbiamo andare oltre. Alcune ricerche si stanno accumulando sulle democrazie nel nord del mondo, ma meno viene fatto nel sud del mondo, dove sempre più nuove democrazie emergenti possono essere estremamente vulnerabili a possibili operazioni di influenza e disinformazione. C’è una lacuna nella letteratura che esplora vari aspetti delle minacce ibride e delle guerre nel sud del mondo, specialmente in Africa. La letteratura esistente sui casi africani esplora molto poco fino a che punto la tecnologia influenzi le istituzioni, la gestione delle crisi o le norme (e viceversa) [8].

Data l’attività politica degli Stati Uniti nel diffondere l’ideologia delle minoranze sessuali con il pretesto della norma, si può affermare che la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato americano stanno conducendo una guerra ibrida, strumentalizzando il genere come obiettivo politico.

Nel numero di febbraio 2022 del bollettino viene sollevato il tema della manipolazione e dell’interferenza delle informazioni. «L’attività proposta è vista come un modo per rafforzare la risposta paneuropea alle minacce ibride che si verificano nel regno dell’informazione. Inoltre, le azioni proposte potrebbero essere un modo per sostenere l’applicazione del sistema di allarme rapido degli Stati membri dell’UE e l’attuazione del piano d’azione dell’UE per la democrazia, con particolare attenzione alla “Lotta alla disinformazione, alle interferenze straniere e alle operazioni di informazione”. La soluzione proposta contribuirà anche alle azioni previste nella strategia di sicurezza dell’UE con particolare attenzione alle minacce ibride».

Un altro membro del gruppo, Arsalan Bilal, ha pubblicato il suo testo direttamente sul sito web della NATO. Afferma che «la guerra ibrida implica l’interazione o la fusione di strumenti di potere convenzionali e non tradizionali e strumenti di sovversione. Questi strumenti sono combinati in modo sincrono per sfruttare le vulnerabilità dell’antagonista e ottenere effetti sinergici. L’obiettivo di combinare strumenti cinetici e tattiche non cinetiche è infliggere danni a uno stato bellicoso in modo ottimale. Inoltre, ci sono due caratteristiche distintive della guerra ibrida. In primo luogo, il confine tra tempo di guerra e tempo di pace diventa poco chiaro. Ciò significa che è difficile definire o discernere la soglia della guerra. La guerra diventa sfuggente poiché diventa difficile portarla a termine.

La guerra ibrida al di sotto della soglia della guerra o la vera e propria violenza aperta paga i dividendi nonostante sia più semplice, economica e meno rischiosa delle operazioni cinetiche. È molto più realistico, diciamo, sponsorizzare e diffondere disinformazione in collaborazione con attori non statali piuttosto che portare carri armati nel territorio di un altro paese o far volare aerei da combattimento nel suo spazio aereo. I costi e i rischi sono notevolmente inferiori, ma il danno è reale. La domanda chiave qui è questa: può esserci una guerra senza ostilità dirette o confronto fisico? Considerando che la guerra ibrida permea i conflitti interstatali, a questa domanda si può rispondere affermativamente. Rimane anche strettamente legato alla filosofia della guerra. La più alta arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere, come suggerito dall’antico stratega militare Sun Tzu.

La seconda caratteristica distintiva della guerra ibrida ha a che fare con l’ambiguità e l’attribuzione. Gli attacchi ibridi tendono ad essere caratterizzati da grande incertezza. Tale ambiguità è deliberatamente creata ed estesa da soggetti ibridi per complicare l’attribuzione così come la risposta. In altre parole, il paese preso di mira dall’attacco non è in grado di rilevare l’attacco ibrido o non è in grado di attribuirlo a uno Stato che potrebbe eseguirlo o sponsorizzarlo. Utilizzando le soglie di rilevamento e attribuzione, l’attore ibrido rende difficile per lo Stato bersaglio lo sviluppo di politiche e risposte strategiche… La guerra ibrida rende poco chiara la dinamica del conflitto non solo perché offre un kit di strumenti ampio e in espansione per indebolire il nemico, ma anche perchè gli permette di minare la sua sicurezza su due fronti contemporaneamente. Questo vale anche per gli obiettivi generali della guerra ibrida. Sul fronte dell’opportunità, le vulnerabilità dello Stato bersaglio nella sfera politica, militare, economica, sociale, dell’informazione e delle infrastrutture sono sfruttate nella misura in cui è tangibilmente e funzionalmente indebolito» [10].

Bilal definisce il complesso paesaggio del conflitto stesso un’area grigia, confondendo così i due. Secondo questo approccio, la stessa guerra ibrida può aver luogo in una zona grigia e la zona grigia, di conseguenza, crea le condizioni per una guerra ibrida.

Quindi, secondo la logica di Bilal, la Russia non ha condotto una guerra ibrida contro l’Ucraina nel 2014, quando le truppe russe sono apparse in Crimea, poiché si tratta di un diverso e chiaro livello di utilizzo delle forze armate. Ma allora perché i rappresentanti della NATO e dell’Ucraina hanno costantemente accusato la Russia di condurre una guerra ibrida? La pluralità delle interpretazioni del termine continua a differire nella maniera più radicale.

I ricercatori della National Defense University of Sweden tendono anche a confondere le aree grigie e la guerra ibrida. In una monografia sull’argomento, scrivono che «l’ambiente della sicurezza internazionale è diventato negli ultimi anni una zona instabile e sempre più grigia di guerra e pace». I problemi di sicurezza derivanti dalle minacce ibride e dalla guerra ibrida, d’ora in poi HT&HW (Hybrid Threats & Hybrid Warfare; reso in russo dall’autore: ГУ&ГВ. [N.d.T.]), sono oggi in cima all’agenda della sicurezza in tutto il mondo. Tuttavia, nonostante l’attenzione e il crescente corpo di ricerca su questioni specifiche, è urgente una ricerca che attiri l’attenzione su come questi problemi possono essere affrontati al fine di sviluppare un approccio globale per identificare, analizzare e contrastare le HT&HW [11].

È interessante notare che, in uno dei capitoli, un referendum in Catalogna sull’indipendenza dalla Spagna è stato attribuito ai casi di una guerra ibrida. Allo stesso tempo, è stato detto (senza alcuna prova) che funzionari della sicurezza russi hanno partecipato a questo progetto.

Quindi, vediamo che la guerra ibrida in Occidente sta diventando un concetto sempre più confuso e vago, ma sempre più conveniente per usare questo termine per scopi politici, poiché quasi ogni sfera della vita può essere attribuita all’area di influenza di una guerra ibrida e, quindi, giustificare l’intervento dei governi, la privacy, limitare i diritti e le libertà dei cittadini, nonché giustificare i propri fallimenti, la corruzione e l’ignoranza con una sorta di minacce ibride provenienti da altri stati.

Note:

[1] uit.no/research/thegreyzone

[2] Christer Pursiainen. La politica russa sulle infrastrutture critiche: cosa ne sappiamo? Giornale europeo per la ricerca sulla sicurezza (2021) 6:21–38. https://doi.org/10.1007/s41125-020-00070-0

[3] hybridcoe.fi

[4] ec.europa.eu/info/index_en

[5] eos-eu.com

[6] Gunhild Hoogensen Gjorv. Hybrid Warfare e il ruolo dei civili, 2 agosto 2018. https://www.e-ir.info/2018/08/02/hybrid-warfare-and-the-role-civilians-play/

[7] Jane Freedman, Gunhild Hoogensen Gjørv, Velomahanina Razakamaharavo. Identità, stabilità, minacce ibride e disinformazione. Icono 19(1), 2021. P. 43. doi:10.7195/ri14.v19i1.1618

https://uit.no/Content/713066/cache=20210201130129/2021%20Identity%20stability%20hybrid%20threats%20and%20disinformation.pdf

[8] Ibidem. R. 61.

[9] EU-HYBNET Policy Brief No3. Manipolazione delle informazioni e interferenza. Potenziare una rete paneuropea per contrastare le minacce ibride, febbraio 2022. P. 4.

https://euhybnet.eu/wp-content/uploads/2022/02/EU-HYBNET_Policy-Brief_-Information-Manipulation-and-Interference_Feb-2022.pdf

[10] Arsalan Bilal. Guerra ibrida: nuove minacce, complessità e “fiducia” come antidoto. 30 novembre 2021.

https://www.nato.int/docu/review/articles/2021/11/30/hybrid-warfare-new-threats-complexity-and-trust-as-the-antidote/index.html

[11] Niklas Nilsson, Mikael Weissmann, Björn Palmertz, Per Thunholm e Henrik Häggström. Guerra ibrida – Sicurezza e conflitto asimmetrico nelle relazioni internazionali. Editoria Bloomsbury, 2021.

Traduzione di Alessandro Napoli

Fonte: geopolitika.ru

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